Liceo Artistico “Pietro Selvatico” – Padova
Anno Scolastico 2020/2021

 È di SCENA la SCENOGRAFIA

Scuola-Laboratorio di Arti Scenografiche

in collaborazione con gli insegnanti del corso di Scenografia del Liceo Artistico Selvatico

 

FINALITA’

Il 2020 è stato per il Nuovo Corso di Scenografia, un anno intenso e particolarmente complesso e difficile, composito sia dal punto di vista dello studio che per quello più concreto, realizzativo e operativo, in ragione dei problemi legati al Covid 19.

Nei mesi in cui si è sviluppato il lavoro a scuola con gli studenti è cresciuto un importante e costruttivo processo di collaborazione tra ragazzi e docenti di varie materie, anche di altri indirizzi formativi, concentrati intorno ai temi proposti: su questa strada il Liceo Artistico ha elaborato un grande percorso di crescita e di capacità di interconnessione fra i vari indirizzi.

Il processo a distanza, realizzato nei mesi di aprile e maggio, con lezioni on line, nelle difficoltà ovvie di relazione, ha aperto invece una metodologia per alcuni casi inaspettata e alla fine molto approfondita.

Da un lato, lasciando agli studenti tempi più lunghi di apprendimento ne ha aumentato l’attitudine all’analisi, dall’altro durante la lezione a distanza ha creato una forte capacità di concentrazione, approfondendo le competenze personali. 

Purtroppo, mancando come gli altri anni un evento conclusivo, costruito all’interno del quartiere e della città, con installazioni, performance, video e spettacoli, ha perso il grande valore di proposta e di impatto sulla città. Si spera appena possibile di riaprire queste porte “dell’immaginazione” che offrono una visione assai chiara delle potenzialità dell’itinerario didattico che il Liceo può offrire.

Percorrendo la strada dell’interconnessione tra discipline didattiche, il progetto per il prossimo Anno Scolastico 2020/2021 si elabora e distribuisce, non più attorno ad un tema specifico ma dedica spazio e pensiero alle diverse classi di riferimento, puntando a progetti diversificati e specifici.

 

CLASSE TERZA

Per la classe terza, i temi che verranno proposti e affrontati seguono le linee degli anni scorsi.

Per gli studenti che affrontano per la prima volta le tematiche della Scenografia inizia il confronto tra immagine e testo teatrale, per far sperimentare non solo l’evento che nasce sul palcoscenico ma anche il rapporto con differenti forme artistiche, quali le installazioni, le performance e l’allestimento di eventi.  

La metodologia di lavoro tende ad aiutare i ragazzi prima di tutto ad un’analisi approfondita dei temi proposti per poi avviarli allo studio ideativo e alla sintesi progettuale.

 

 

All’interno del processo didattico, a scuola verranno affrontati i seguenti argomenti:

.  analisi di un testo o di un racconto da sviluppare scenicamente.

.  disegni e appunti preliminari.

.  il disegno e il bozzetto di scena, fino allo studio della story-board.

.  studio della luce e dell’illuminotecnica teatrale.

.  presentazione e discussione di un proprio progetto.

.  metodologia di comunicazione.

. studio delle poetiche di artisti contemporanei legati al teatro e possibili legami con la drammaturgia.

. sviluppo del lavoro con i programmi digitali, per il controllo e la trasformazione delle immagini.

Lavoreremo con gli studenti sul concetto di spazio nel luogo teatrale. Ci sono almeno due significati da considerare: il primo è lo spazio fisico, l’ambiente della rappresentazione, il secondo è lo spazio

dell’immaginazione. Lo spazio rappresentato, inesistente fino a un momento prima dell’inizio della

rappresentazione, è il luogo mentale che viene evocato, grazie all’immaginazione dello spettatore e alla maestria dell’artista che ne delinea i confini.

Da questi presupposti ripartiamo a considerare un testo già proposto lo scorso anno: ROMEO E GIULIETTA di William Shakespeare, opera tragica e lirica del grande drammaturgo che traduce e contiene per i ragazzi tutti gli elementi significativi sia della drammaturgia che della messa in scena.

 

 

ROMEO E GIULIETTA
di W. Shakespeare

La tragedia capolavoro del 1595, che ha per oggetto l’amore, il conflitto generazionale e la sua tragica conclusione, è un grande paradigma del linguaggio teatrale. Ha offerto spunti a grandi registi sia del cinema che del teatro, producendo capolavori importanti e utilissimi allo studio dello spazio scenografico. La visione di produzioni per il cinema ed il teatro ed il lavoro di confronto tra le varie estetiche di registi internazionali, stimolerà i ragazzi a produrre progetti personali legati alle singole interpretazioni.

Tra tutte affronteremo la versione cinematografica di Franco Zeffirelli prodotta nel 1968 (premio Oscar per la fotografia ed i costumi) che offre una trasposizione fedele ed elegante del testo di Shakespeare e, a contrasto con il lato formale di questo storico film, analizzeremo il lavoro del regista australiano Baz Luhrmann, (candidato all’oscar per la migliore scenografia nel 1996 con Catherine Martin e Brigitte Broch).

Perfettamente legato allo scandire poetico di Shakespeare, il film di Luhrmann  trasforma l’ epoca e il contesto storico di Romeo e Giulietta, immergendo i protagonisti in un sobborgo contemporaneo di Los Angeles, dove le spade sono sostituite dalle armi da fuoco e dove lo spazio urbano diventa protagonista al pari degli attori.

Il lavoro con gli studenti avrà di conseguenza un processo elaborato di progettazione, dove diventa importante il lavoro in gruppo e lo sviluppo di processi comuni, così come sarà necessario il dialogo ed il confronto con le altre discipline e indirizzi del Liceo Artistiche.

È qui che si determina e si mette in gioco un possibile riscontro con la produzione teatrale professionale, osservando e studiando diversi progetti ed elaborazioni dell’opera, spunto e ispirazione per le proprie possibili ideazioni artistiche.

 

CLASSE QUARTA

CLASSE QUINTA

 

Anche per queste classi la metodologia di lavoro sarà la stessa dell’Anno scolastico trascorso, e cercherà di aiutare i ragazzi prima di tutto ad un’analisi approfondita dei temi proposti per poi avviarli allo studio ideativo e alla progettazione. 

Lo studio del bozzetto e del progetto scenografico, saranno collegati all’analisi del testo teatrale ed alla sua scansione drammatica in scene o in atti o movimenti.  A partire da segni, disegni, appunti, schizzi di lavoro, si affrontano strade   più complesse legate alla prospettiva, alla composizione, alla luce, all’illuministica, alla scenotecnica, per arrivare all’ esecuzione di progetti ed elaborati.

 

In questa prospettiva verranno effettuati alcuni incontri studio nell’atelier di Antonio Panzuto, propedeutici allo studio di vari progetti di scenografia, con la partecipazione alle prove aperte di spettacoli teatrali in allestimento. 

 Per la classe quinta, in particolare, la metodologia sarà indirizzata a sostenere i ragazzi dopo l’analisi approfondita dei temi proposti, ad avviarli agli esami di stato sviluppando, per quanto possibile, capacità critica, ideativa e di sintesi progettuale.

Affronteremo anche argomenti più attinenti alle possibili scelte dell’esame di stato: in particolare viene avviato un ciclo di lezioni riguardanti la storia della Scenografia.

Tratteremo la Tragedia Greca e il Teatro classico nella sua evoluzione, fino alla trasformazione del teatro di Goldoni e Moliere, e alla rivoluzione illuministica del Teatro Ottocentesco. Ampio spazio poi

sarà dedicato alle tematiche del Teatro del “900 ed alle connessioni con le avanguardie artistiche del secolo.

Le lezioni saranno in collaborazione con il DAMS e l’Università di Padova, e si effettueranno nell’arco di tutto il periodo scolastico.

Dal punto di vista dello studio progettuale riproponiamo un percorso già iniziato nella seconda parte dello scorso anno scolastico, legato alla figura di SAMUEL BECKETT drammaturgo rivoluzionario nel teatro del XX Secolo, con l’analisi di due opere determinanti, per poi durante l’anno iniziare ad approfondire un tema complesso ma ugualmente stimolante, LA CITTA’ AMERICANA NEL TEATRO DEL “900, con le opere di ARTHUR MILLER e TENNESSEE WILLIAMS, che si abbraccia con lo studio delle diverse arti del secolo, dal cinema all’architettura.

Nel corso delle lezioni, oltre al disegno a mano libera, elemento determinate e imprescindibile, verrà approfondito lo studio di attrezzature tecniche e digitali volte a predisporre piccole messe in scena dei singoli lavori. Utilizzeremo un teatro di posa appositamente progettato e costruito, capaci di ricreare in scala ridotta, con il supporto di luci e proiezioni, quella che sarà poi la scena teatrale effettiva, per comprenderne i segreti e le possibilità.

In particolare con i docenti di Geometria descrittiva si indagherà sulla messa in scala di progetti e sullo studio della composizione architettonica, tecniche fondamentali per la progettazione.

SAMUEL BECKETT

ASPETTANDO GODOT e FINALE DI PARTITA

 

 

Samuel Beckett ha rivoluzionato il teatro del Novecento.

Poeta, drammaturgo, sceneggiatore, traduttore e scrittore, è uno degli intellettuali più influenti del XX secolo.

Oltre a numerosissimi testi, la sua figura va ricordata anche per essere il padre di quello che il critico teatrale Martin Esslin, definì il teatro dell’assurdo.

Nella sua ricerca Beckett tratta dell’imperscrutabilità dell’io, dell’incomunicabilità, del confronto fra coscienze che sfocia nell’individualismo, della rassegnazione e dell’impotenza dell’uomo di fronte alla perdita di tutte le certezze durante e dopo le tragedie del “900. Premio Nobel per la letteratura nel 1969, ha lasciato un’eredità artistica che condiziona ancora oggi la scrittura teatrale e la drammaturgia contemporanea.

Aspettando Godot e Finale di Partita sono opere che mettono a nudo la condizione umana dell’uomo dopo le catastrofi belliche, opere che indagano l’esistenza ed il paradigma dello scorrere inesorabile del tempo, indagando sul malessere esistenziale che pervade l’intero universo.

Conoscere Beckett per gli studenti di una Scuola d’Arte significa non solo approfondire lo studio della drammaturgia e della messa in scena del Teatro Contemporaneo, ma anche permette di connettere il loro lavoro a tutte le materie del corso di studio, dalla filosofia alla letteratura.

Le due opere saranno interpretate dai ragazzi con prove, studi, progetti e analisi del testo per arrivare alla progettazione ed alla costruzione di modelli in scala.

In questa fase proponiamo alcuni eventi, incontri e studi con registi e light designer professionisti, del panorama teatrale italiano, capaci di offrire ai ragazzi punti di vista molto interessanti e precisi sul lavoro da svolgere.

In particolare, legato al lavoro su Beckett, si vorrebbe creare un confronto con Giuseppe Marini, regista teatrale che vive lavora a Roma.  Egli crea spettacoli di forte impatto visivo e sonoro, con una scrittura scenica personalissima. In questi anni, in cui si è dedicato molto alla didattica, ha dedicato più volte le proprie regie alla figura di Samuel Beckett ricercando strade mai convenzionali ma aperte ad una grande forza innovativa.

In vista di prossimo progetto di Giuseppe Marini su Finale di Partita con la Compagnia Attori e Tecnici di Roma, con la collaborazione scenografica di Antonio Panzuto, al teatro dei Rozzi di Siena, pensiamo possa essere molto utile agli studenti un confronto sperimentale e di applicazione con questo lavoro, utilissimo come palestra di apprendimento e di progettazione professionale.

(https://festivalindivenire.it/giuseppe-marini/)

 

LA CITTA’ AMERICANA NEL TEATRO DEL ‘900

UNO SGUARDO DAL PONTE di Arthur Miller
LO ZOO DI VETRO di Tennessee Williams

Con le classi quarte e quinte, nella seconda parte dell’anno scolastico, continuerà l’approfondimento specifico su testi drammaturgici e copioni teatrali, fondamentali per la messa in scena teatrale:

in particolare studieremo le opere di drammaturghi americani del ‘900, come Arthur Miller e Tennessee Williams, che hanno rivoluzionato l’arte teatrale del secolo.

Fanno da sfondo alle due opere scelte per l’approfondimento con gli studenti, l’atmosfera, il clima, la grande rivoluzione estetica, architettonica e formale del mondo americano del dopoguerra, in relazione al diverso sguardo psicologico dei grandi artisti che ne destinano il cambiamento.

In questo caso si cercheranno commessioni e legami con le esperienze artistiche delle altre forme artistiche, in particolare con lo sviluppo dell’arte fotografica e cinematografica del XX secolo, con la Pop Art americana degli anni “60 e le successive forme del Nouveau Realisme e di Neo Espressionismo.

 

UNO SGUARDO DAL PONTE una delle opere più rappresentate di Arthur Miller, del 1955, trae origine da un fatto di cronaca reale, una torbida vicenda familiare ambientata tra gli immigrati italiani di Brooklyn. Una storia di passione e gelosia legata al “sogno americano”, al tempo, illogica e significativa, perfetta e misteriosa come una manifestazione del fato greco (non a caso alla prima la scenografia era dominata da un frontone di stile greco).

 

L’opera permette uno studio comparato tra regia, drammaturgia e messa a punto scenografica dove l’architettura della città diventa lo spazio onirico da sviluppare e rappresentare. Le versioni italiane

della pièce teatrale, di Luchino Visconti del 1958, in pieno neorealismo (scene di Mario Garbuglia) e la versione parigina di Peter Brook saranno studiate e analizzate. La versione cinematografica di Sidney Lumet, con Raf Vallone come protagonista, riuscirà inoltre a suggerire ai ragazzi le diverse possibilità di messa in scena in ambito cinematografico.

Al realismo della città e del porto di new York, si contrappone l’opera onirica e psicologica di Tennessee Williams, ZOO DI VETRO, storia di un piccolo gruppo familiare che ha fallito nelle sue aspettative, in un dramma della memoria dove i “mai vissuti”, sopravvivono aggrappandosi l’uno all’altro. Anche quest’opera vede lo sfondo della città americana, con le sue luci e le sue difficili connessioni con la vita dei protagonisti, ma, a differenza del testo di Miller, le note drammaturgiche di Williams, ampie e molto suggerite, ci permettono di darne una visione più psicologica e tragica, nostalgica e mitica.

Le due opere teatrali scelte sono una importante occasione di confronto per scandire i diversi piani di profondità, tra immagine e racconto, tra spazio scenico e parola, tra spazio e architettura, tra forma estetica e prospettiva geometrica.

     

Interessante sarebbe attivare gli studenti ad un progetto di studio sulla ripresa sul montaggio video digitale, per offrire una tecnica sempre più necessaria e utilizzata nell’ambito della progettazione scenografica.  Al di fuori degli aspetti prettamente tecnologici, il montaggio video digitale va inteso come uno strumento e una modalità di lavoro, il cui utilizzo attiene sia le questioni tecniche, che linguistiche ed estetiche, specifiche del montaggio cinematografico in genere.

 

ESPOSIZIONE FINALE

In particolare agli studenti del corso, non solo delle classi quinte, ma di tutte le classi coinvolte, verrà chiesto un processo di studio secondo i termini di studio ministeriali, con la produzione di bozzetti, schizzi di lavoro fino ad arrivare al progetto definitivo ed allo studio di modellini e maquette, in collaborazione con le materie di Pittura, Geometria Descrittiva e Materie Plastiche.

 

Con lo studio sia dell’opera di Shakespeare, che di Beckett, e del lavoro comparato sulle opere teatrali legate al ‘900 americano, si prevede a conclusione dell’Anno Scolastico un’esposizione di progetti e modelli, disegni e costruzioni in scala: I lavori degli studenti formeranno un ricco itinerario visivo, che potrebbe effettuarsi in collaborazione con Il Comune di Padova, in particolare presentando i lavori in una sala museale aperta alla città. Possono trovare spazio in quest’ambito, appunti, video, disegni, oggetti realizzati, scritti progetti e percorsi di studio che sempre di più possono arricchire la grande capacità di collaborazione della scuola con istituzioni e spazi pubblici.