Waste Puppet Design
CTA Centro Teatro e Animazione GORIZIA

What I am, what I was
Autoritratti

Workshop di arti plastiche

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Workshop "What I was What I am"

 

…L’artista, colui che nel tempo si è sempre occupato delle cose più profonde della vita, considerato a volte
come ispirato dagli Dei stessi, sceglie ora di occuparsi con attenzione della povertà elementare della
paglia…del pezzo di cartone, dei detriti, delle scatole da dolci, delle tracce del vento, dello scolo della pioggia,
dei piatti rotti … e di centinaia di altre cose
(Antoni Tàpies)

 

 

Workshop "What I am Waht I was"
Gunter Brus
Jellow Crucifixion      1983

 

L’autoritratto è un prodotto della memoria e dell’immaginazione.

Nello specchio, nella fotografia o semplicemente nel momento in cui ci preoccupiamo di apparire in un
certo modo, per tutti è assai complesso presentarci al mondo e fare i conti con la nostra immagine.

Si tratta concretamente di dare un’immagine, un volto e spazio alla nostra identità.

Guardarsi allo specchio per un accesso previlegiato alla propria anima.
Guardiamoci allo specchio senza lo specchio e guardando gli altri.

Vorrei usare queste differenze e osare il paradosso dell’immaginazione per costruire forme non spiegabili.
Utilizzare la tecnica per invertire la logica del funzionamento.
Dominare il lato nascosto delle cose, per studiarne il lato ironico e surreale.
Giocare con la potenzialità del caso.

Partire dalla forma, dall’estetica e dal design di un “nostro” oggetto, per trasformarlo.
Trovare la lucidità di un’intuizione per dominarla coscientemente.
Tracciare una linea che costruisce noi stessi e si immerge in un campo non scientifico.

Faremo il nostro ritratto con oggetti presenti nelle nostre vite, consumati, sporcati, nati e determinati per fare dell’altro, anche senza significato ma corrotti dal nostro vissuto.
Ognuno di noi è diverso da un altro per piccolissime caratteristiche e per mille piccole meravigliose
differenze.

La postura del corpo, le pause del volto, i lampi degli occhi, il corredo degli oggetti: questo è l’esercizio di lettura che va direttamente all’origine dell’Io.

“Ogni pittore dipinge sé stesso”: si diceva già nel Rinascimento.
Un buon ritratto deve rubare l’anima.

L’autoritratto è un racconto autobiografico, esplora il privato, lo stato mentale e le reazioni alla vita.
Assai più del ritratto, l’autoritratto affronta il nodo dell’indagine sulla propria identità.

L’autoritratto è un invito a tornare a guardarsi per poi riguardare l’universo.
È una confessione, un’interrogazione, un’occasione.
È allegoria ed emblema, racconto e menzogna.
Può essere finzione assoluta o verità inconscia.

Per fare questo potremo usare:

sveglie, occhiali, carte geografiche,
bottiglie di vetro,
disegni, fogli, buste, carta, macchinette del caffè,
spago, corde, colla, tazzine,
vasetti, pezzi di legno vecchi,
pezzi di legno trovati sulla spiaggia,
chiodi, martelli,
scatole, pennelli, secchi,
pezzi di ruggine, cartoline, bottigliette di plastica,
libri, ventilatori, palloni, giocattoli vecchi,
giocattoli nuovi,
stoffe, tendaggi, cuscini, piume,
pezzi di computer,
pezzi di carta,
ferri, lamiere, forbici, nastri, scarpe, vestiti,
fotografie, lampadine,
elenchi del telefono, carte da gioco,
manifesti, giornali, ferri da stiro,
interruttori elettrici,
penne, pennarelli, matite, ruote, rotelline, ingranaggi,
valigie, cartoni, eliche, molle,
palline, scacchi,
ombrelli, filo di ferro, chiavi,
pezzi di bicicletta,
fanali, frecce di automobili, elastici, sedie,
tappeti, spazzolini,
spazzoloni,
scope, scatole di latta, vasi, ceste di vimini,
palline da tennis, calzini, filo, lana,
mollette, pettini, spugne,
colori, matite, vetri colorati, sassi, bambù…

Useremo il martello con i chiodi, la saldatrice ed il computer, la matita e lo spago,
la pietra e la carta, i motori e l’argilla, lo sguardo, l’attenzione e le mani più di ogni altra cosa.

 

 

Workshop "What I am Waht I was" 1
Jim Dine
Selfportrait working on the wall      2009

 

PERCORSI – OASI

Per la complessità dei significati e delle direzioni e perché questo gioco sia un atto libero, prevedo alcune regole, alcune categorie o sfere da rispettare.

Ogni autoritratto che realizzeremo deve rientrare in questi ambiti, ai quali si può essere allacciati anche
con un semplice filo ma dai quali non ci si può slegare.

I percorsi sono come delle oasi in cui sostare e dove nutrirci per intraprendere il nostro personale itinerario.
E dove alcuni artisti “modello”, rientrano.

Ogni oasi ha un nesso con le altre, un fiume che le collega, senza però strutture definite e trasparenti:
sono piuttosto dei contenitori con un loro movimento interiore.

Ad ogni percorso vengono collegate due o più opere di artisti rappresentativi che possono essere
importante fonte di ispirazione. Questi riferimenti ci aiuteranno ad affrontare le sfide.

Ogni immagine darà la chiave di lettura ma non sarà esplicativa.
Sarà la sfera di appartenenza alla quale ci si dovrà attenere.

 

 

1 LO STRETTO NECESSARIO

 
Workshop "What I am Waht I was" 2
Tracey Emin
Everyone I have ever slept with 1963 1995       1995

 

 

Workshop "What I am Waht I was" 3
Frida Kalo
What the Water Gave Me      1938

 

 

2 DADA

 

Workshop "What I am Waht I was" 4
Claude Cahun
Self‐portrait      1932

 

 

Workshop "What I am Waht I was" 5Joseph Beuys
Fat chair      1964

 

 

3 BIG BOX

 

Workshop "What I am Waht I was" 6Orimoto Tatsumi
Arts Mama: in the big box      2007

 

 

Workshop "What I am Waht I was" 7Antony Gormley
Lost Horizon      2008

 

 

4 UNSEEN

 

Workshop "What I am Waht I was" 8Abraham Cruzvillegas
Blind self portrait      2015

 

 

Workshop "What I am Waht I was" 9
Shadi Ghadirian
Like every day      2001

 

 

5 AUTO CLASSIFICAZIONE

 

Workshop "What I am Waht I was" 10Gabriel Orozco
Sand stars      2012

 

 
Workshop "What I am Waht I was" 11
Robin Rhode
Proteus      2020

 

 

6 VIDEO RITRATTO

 

Workshop "What I am Waht I was" 12Bill Viola
Moving portrait      2004
 
Workshop "What I am Waht I was" 13
Akiko Ikeda
Installation      2007

 

 

Alcuni giorni prima dell’inizio del workshop è necessario un incontro preliminare con gli studenti iscritti, in cui si illustrerà il tema e la direzione del progetto.
Ogni artista dovrà scegliere un’oasi in cui sostare e dove approfondire il proprio percorso.

In un successivo incontro si dovrà discutere, scegliere, motivare personalmente i percorsi proposti dalle immagini di ogni sfera: è l’occasione in cui si svelano i giochi e le convinzioni.
Questi ambiti‐sfere‐percorsi saranno mantenuti per tutto il workshop fino alla realizzazione
dell’autoritratto.

Chiedo ad ogni partecipante di portare con sé più oggetti che lo rappresentino, di varie dimensioni,
importanti e particolarmente significativi per creare il proprio ritratto, immergendosi nelle falde
irraggiungibili di un’opera d’arte.

 

 

IL CAMPO

 

Workshop "What I am Waht I was" 14

L’installazione finale e conclusiva del workshop avrà per titolo IL CAMPO, luogo contenitore di ogni ritratto e di ogni percorso concluso.

Un paesaggio all’aperto, immaginario o no, uno spazio comune che unisce le singole sfere ed i percorsi.
Un luogo: potrà essere accompagnato, sottolineato e costruito con foto, appunti di lavoro, segni e altri
materiali che ne possano definire e perfezionare l’idea e il senso.

L’oasi che dà valore al lavoro complessivo dove i particolari emergono più facilmente e con più significato.

La freccia che indica una direzione ed una continuità al proprio gioco personale.

IL CAMPO ci aiuta a stare uno di fronte all’altro.

Direzione workshop Antonio Panzuto
Collaborazione Miguel Leiro (IED Madrid)
Collaborazione al progetto Alessandro Tognon


What I am, what I was

Self-portraits

Plastic arts workshop

…The artist, the one who over time has always dealt with the deepest things in life, sometimes considered
as inspired by the Gods themselves, now chooses to deal carefully with the elementary poverty of
straw … the piece of cardboard, the debris, boxes of sweets, traces of the wind, the drain of the rain,
broken dishes … and hundreds of other things
”.
(Antoni Tàpies)

 

Gunter Brus
Jellow Crucifixion             1983

 

The self-portrait is a product of memory and imagination.

In the mirror, in photography or simply when we worry about the way we look, it is difficult for everyone to present ourselves to the world and come to terms with our own image.

It is basically a question of giving an image, a face and space to our identity.

Looking in the mirror to gain privileged access to our soul.
Let us look in the mirror without a mirror and by looking at others.

I would like to use these differences and to venture into the paradox of imagination to build unexplainable forms.
To use technique to reverse the operational logic.
To dominate the hidden side of things, to study their ironic and surreal side.
To play with the potential of chance.

To start from the shape, appearance and design of one of our objects to transform it.
To find clarity within an intuition and to dominate it consciously.
To draw a line that builds us and plunges into an unscientific field.

We will make our self-portrait with objects from our lives, worn out, soiled, created for something and used for a different purpose, even meaningless but corrupted by our experience.
Each of us is different in their features and in countless little and beautiful things.

The posture of the body, the accents over facial expression, the flashes in the eyes, a set of objects; this is a reading exercise that goes straight to the origin of the ego.

“Every painter paints himself”, they said back in the Renaissance.
A good portrait should steal the soul.

The self-portrait is an autobiographical work; it explores the private, a person’s mental state and reactions to life.
Much more than the portrait, a self-portrait deals with the crux of investigating people’s own identity.

The self-portrait is an invitation to go back to looking at yourself and then look back at the universe.
It is a confession, an exam, an opportunity.
It is an allegory and a symbol, a story and a lie.
It can be total fiction or unconscious truth.

To do this we can use:

alarm clocks, glasses, maps, glass bottles,
drawings, sheets, envelopes, paper, coffee machines,
twine, strings, glue, cups,
jars, old pieces of wood,
driftwood from the beach,
nails, hammers,
boxes, brushes, buckets,
rust, postcards, plastic bottles,
books, fans, footballs, old toys,
new toys,
fabrics, curtains, cushions, feathers,
pieces of computers,
scraps of paper,
iron, sheet metal, scissors, ribbons, shoes, clothes,
photographs, light bulbs,
telephone books, playing cards,
posters, newspapers, irons,
electric switches,
pens, markers, pencils, wheels of all sizes, gears,
suitcases, cartons, propellers, springs,
marbles, chess,
umbrellas, wire, keys,
bicycle parts,
headlights, parking lights, rubber bands, chairs,
carpets, toothbrushes,
deck brushes,
brooms, tin boxes, vases, wicker baskets,
tennis balls, socks, thread, wool,
clothespins, combs, sponges,
colours, pencils, coloured glass, rocks, bamboo …

We will use the hammer with the nails, the welding machine and the computer, a pencil and a string,
rock and paper, motors and clay, eyes, attention and hands more than anything else.

Jim Dine
Self-portrait working on the wall 2009

 

PATHS – OASES

Due to the complexity of meanings and directions, and to make sure this game is a free act, there will be some rules, some categories or spheres to stick to.

Every self-portrait that we will create should fall into one of these areas, to which we may be attached, even
by a simple string, with a knot that cannot be untied.

Paths are like oases where we can stop and nourish ourselves to embark on a personal journey.
A place that some “model” artists fall into.

Each oasis has a connection with the others, like a river that connects them, but with no defined, transparent structure;
they are like containers with their own inner movement.

Each path is linked to two or more works by representative artists, which can be
a major source of inspiration. These references will help us face our challenges.

Each image can provide an interpretation, but not an explanation.
It will be the sphere that we will have to stick to.

 

1 THE BARE ESSENTIALS

Tracey Emin
Everyone I have ever slept with 1963 1995           1995

Frida Kalo
What the Water Gave Me           1938

 

2 DADA

Claude Cahun
Self‐portrait       1932

Joseph Beuys
Fat chair              1964

 

3 BIG BOXES

Orimoto Tatsumi
Arts Mama: in the big box           2007

Antony Gormley
Lost Horizon      2008

 

4 UNSEEN

Abraham Cruzvillegas
Blind self-portrait            2015

Shadi Ghadirian
Like every day   2001

 

5 SELF CLASSIFICATION

Gabriel Orozco
Sand stars           2012

Robin Rhode
Proteus 2020

 

6 VIDEO PORTRAITS

Bill Viola
Moving portrait 2004

Akiko Ikeda
Installation         2007

 

A preliminary meeting with the enrolled students will take place a few days before the start of the workshop, to illustrate the theme and direction of the project.
Each artist will have to choose an oasis where they can stop and explore their own path.

In the next meeting we will discuss, choose, personally motivate the paths offered by the images in each sphere; this is where games and beliefs are revealed.
These areas-spheres-paths will be maintained throughout the workshop until the self-portrait is created.

Each participant will need to bring several objects of various sizes that represent them and are particularly important and significant for them to create their self-portrait, delving into the unreachable layers of a work of art.

 

IL CAMPO

The final and concluding installation of the workshop will be entitled IL CAMPO (THE FIELD), a place that contains each portrait and each completed path.

An outdoor landscape, imaginary or not, a common space that unites individual spheres and paths.
A place; it can be described, highlighted or built with photos, notes, signs and other materials that can help define and refine the idea and meaning.

An oasis that adds value to the overall work, where details emerge more easily and with greater significance.

The arrow that indicates a direction and continuity in your personal game.

THE FIELD helps us stand facing each other.

Workshop Director                       Antonio Panzuto
With the collaboration of             Miguel Leiro (IED Madrid)
Project Collaborator                    Alessandro Tognon

www.antoniopanzuto.it