
Ruggini salva pdf
RUGGINI
Figure per la danza
Arrivano dalle spiagge sporche del porto di Genova, le lamiere, ruggini colore ocra sgargiante, dalle 15 sfumature. Sono, presumo, pezzi di navi ormai morte, si riconosce a stento la loro antica funzione, un tubo, una curva, un manicotto, una ventola, pareti, cilindri per liquidi, radiatori forse.
La ruggine rende visibile il tempo, la vulnerabilità della materia, la memoria storica; è un tempo incarnato, una scrittura del tempo sulla superficie delle cose sulla pelle del mondo.
Guardo i singoli pezzi disposti con ordine sulle lunghe assi da tempo preparate per catalogare i reperti. Sembra il lavoro di un archeologo. La ruggine diventa una forma di collaborazione con il tempo stesso: l’opera non è più un oggetto concluso, ma un processo aperto in cui l’autore condivide l’atto creativo con le forze naturali, la storia e la durata. Inizio moduloFine modulo Come affermavano gli alchimisti, La materia doveva morire affinché qualcosa di nuovo potesse emergere, e un pezzo di ferro arrugginito rende visibile proprio questo processo. È testimonianza che la materia è ancora viva.
Nel momento in cui Antonio analizza, tocca, guarda ogni singolo pezzo, rintraccia con lo sguardo le forme che quei relitti ora contengono. Credo sia in quel momento che l’artista veda dunque in quel pezzo di tubo con curva, un ginocchio e la gamba e la coscia, in quella lamiera bucherellata un mantello di una figura danzante, inquietante o il busto di una donna.
In questi pezzi, le viti sono proprio in grande evidenza, quasi a sottolineare come siano proprio loro, lo strumento dell’artista di creare nuove unità, nuove entità da frammenti isolati e smarriti, che solo il caso e il tempo hanno fatto raccogliere insieme. E allora quei due relitti, giunti da una vite nuovissima che non vuole mimetizzarsi affatto con il colore delle lamiere, formeranno un corpo nuovo di creature leggere e felici.
Ogni figura sembra compiere dei passi, a volte pesanti e lenti, ma più spesso sembrano giravolte, salti, grandi aperture del bacino, nuovi equilibri precari ed effimeri propri dei danzatori. C’è anche chi che corre ad ampie falcate, così come sono presenti più figure statiche, anzi sedute. Insomma c’è la quiete e il movimento in tutte le sue fasi.
La materia questa volta ha trovato una vita migliore della precedente, come in una reincarnazione positiva, buona, che la rende migliore. Questi movimenti sono danza di una nuova gioia di vivere.
Alessandro Tognon












































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