WORKSHOP
LABORATORIO di SCENOGRAFIA CONTEMPORANEA


Architettura nel cinema e scena teatrale

Dalle scene di UN TRAM CHIAMATO DESIDERIO ai film di KEN LOACH


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Il workshop è dapprima un esercizio sul rapporto arte cinematografica e arte teatrale, per inoltrarsi poi lungo la struttura drammaturgica dei film e coglierne i rapporti con gli ambienti e i luoghi scenici, svelarne interpretazioni registiche e attoriali: un lavoro che aiuterà a cercare nuove soluzioni tecniche e originali idee scenografiche per un insolito lavoro di analisi e di reinterpretazione.

 

Modalità della didattica

Attraverso l’analisi delle caratteristiche drammaturgiche del testo e delle sceneggiature dei film, si arriva alla destrutturazione e scoperta dei set cinematografici, per capirne passaggi, soluzioni tecniche ed artistiche.
Il processo creativo che s’instaura tende alla riprogettazione in scala di modelli ed elementi di scena, alla realizzazione di elaborati, con foto, riprese video ed esercitazioni pratiche.
Il lungo lavoro d’analisi del set, dei luoghi e dei singoli fotogrammi, vuole condurre gli studenti ad una coerente ricerca metodologica.
Il passaggio successivo sarà quello di ricreare ambienti scenografici coerenti al testo ma ripensati e poi riprogettati.
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Le modalità di studio e di esercitazione prevedono una frequenza di almeno dieci incontri, non necessariamente ravvicinati, anzi possibilmente costruiti in diversi moduli. E’ in ogni caso possibile articolare incontri ed esercitazioni anche in modo più disteso nel tempo. Gli studenti lavoreranno in gruppo per la produzione di studi, opere, modelli, video e giungere all’analisi e alla discussione finale di elaborati e progetti.
Il corso di scenografia costruito in forma di workshop-laboratorio non si pone obiettivi di formazione strettamente didattici ma vuole soprattutto sviluppare autonomia di ricerca, metodologica e di pensiero.

 

Contenuti e tematicheDida 1 Worksho scenografia contemporanea 5

Un tram chiamato desiderio (A Streetcar Named Desire, 1947)
dramma in undici scene di Tennessee Williams

Messo in scena in teatro dallo stesso Kazan nel 1947 a New York, il dramma, ambientato nel dopoguerra a New Orleans, nel profondo sud dell’America, è imperniato sul rapporto vulnerabile tra due sorelle, che cercano di sfuggire alla propria disperazione aggrappandosi alle immagini di un luminoso passato e che vedono crollare ogni illusione al contatto con una brutale realtà.Dida 1 Worksho scenografia contemporanea 9

La fragile e instabile Blanche, rimasta vedova, va a trovare Stella, sposata con il rozzo e brutale Stanley Kowalsky.
La sua violenta e imponente figura spinge la fragile donna ad una irresistibile attrazione verso di lui: inconsciamente lo sfida, fino a provocarne la violenza più cieca.
Nella versione cinematografica del 1951, per la regia di Elia Kazan, la scenografia dall’impianto decisamente teatrale (molto simile alla versione teatrale andata in scena nel 1947, sempre con la regia di Kazan, all’ Ethel Barrymore Theatre di Broadway, scene di Jo Mielziner), supporta magistralmente lo Dida 1 Worksho scenografia contemporanea 3straordinario naturalismo dell’interpretazione dei personaggi.

Kazan usa la cinepresa come un microscopio, penetra nella psicologia dei personaggi, punta sulla crudeltà del linguaggio e scartando una scelta naturalistica della scenografia, si affida a un attore intenso e introspettivo, indolente ed esplosivo come il giovane Marlon Brando, portatore di un “metodo” innovativo messo al servizio del realismo sociale del cinema di Kazan.

La macchina da presa di Kazan sembra superare la fenomenologia degli attori per scavarne un Dida 1 Worksho scenografia contemporanea 7percorso interiore.

La scena (Oscar 1952 miglior scenografia in b/n) di Richard Day e George James Hopkins, facilmente rintracciabile attraverso i fotogrammi e lo studio del set, ci riporta incredibilmente il realismo crudo
dei luoghi del sud: interni ed esterni ricostruiti ma autenticamente vivi, assecondano perfettamente
le scelte di Kazan e sono uno splendido esempio di relazione cinema – teatro perfettamente integrati.

 

 



Family Life
(1971) di Ken Loach

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Dida 1 Worksho scenografia contemporanea 8Il film mette sul banco degli imputati, senza tanti filtri e senza remore, la famiglia borghese, ovvero quell’istituzione che, almeno secondo le costituzioni democratiche, le religioni, l’etica tradizionale, dovrebbe essere depositaria dei valori più nobili della convivenza civile, nonché responsabile dell’educazione delle generazioni più giovani.

Quelle che appaiono piccole sofferenze di Janice la protagonista, della sua adolescenza, piccole stravaganze o insicurezze sono in realtà vere lacerazioni dell’animo, tali da portare, in assenza di modelli alternativi a forti problemi psichici.

Dida 1 Worksho scenografia contemporanea 6Ma è proprio contro il concetto di normalità che il film si scaglia: dietro a quelle che potrebbero sembrare premure, richieste di affetto e di rispetto da parte dei genitori si cela un sistema di regole così rigido che ingabbia inevitabilmente qualsiasi personalità : regole, non dettate dal giudizio ma da assoluto conformismo. E la metafora del quartiere piccolo borghese in cui vive la famiglia di Janice è in tal senso lampante. Nelle numerose riprese del sobborgo londinese si vedono chilometri e chilometri di case tutte uguali, fatte con lo stesso stile, dello stesso color mattone, con lo stesso piccolo giardino, tutte in fila come militari in divisa rossa.

(scenografia di William McCrow [LINK IMBD])

Dida 1 Worksho scenografia contemporanea 4Nessun paesaggio alternativo appare sulla scena, al modello di normalità piccolo borghese non esiste un’alternativa, almeno per chi arriva da quel contesto sociale.
Smontare e ricostruire queste case e questi appartamenti contribuiranno alla comprensione del film andando a ricercare negli anfratti dell’architettura i modelli della struttura familiare “english”.

Un modo per capire a fondo l’equilibrio tra scena e drammaturgia, tra ambiente domestico, set cinematografico e i differenti punti di vista della camera da presa di uno dei registi più graffianti del cinema contemporaneo.